Repas Frugal - Oggetto vitale o natura morta?

L’Oratorio di San Sebastiano a Forlì ospiterà dal 28 settembre al 6 ottobre Repas Frugal, una mostra collettiva che prende il nome da un’acquaforte di Pablo Picasso datata 1904. 

L’evento, promosso dalla Settimana del Buon Vivere, è curato dai forlivesi Elena Hamerski e Marco Servadei Morgagni, artista la prima e storico dell'arte il secondo.

Su due tavoli verranno appoggiati i lavori di 18 artisti attivi in Emilia Romagna, che seppur appartenenti a generazioni diverse, per l’occasione sviluppano e personalizzano il tema di “una natura morta esistenzializzata”, come racconta Marco Servadei Morgagni. 

 

Repas Frugal è originariamente un’opera di Pablo Picasso che ritrae un uomo e una donna seduti a una tavola frugale, apparecchiata con il minimo indispensabile: pane e acqua (o forse vino?). L’acquaforte è teatro di un paradossale contrappasso: la natura morta sussurra gli stenti di un’alimentazione povera, forse insufficiente, e ci racconta gli sforzi necessari al fine di poter mettere in tavola così poco. 

Chi potrebbe parlare invece, non ci dice nulla, non si dice nulla. L’uomo e la donna, seppur abbracciati, volgono lo sguardo in direzioni diverse, e così come non parlano tra loro, altro non raccontano al pubblico, se non la loro afasia sentimentale ed esistenziale. 

 

Per l’occasione l’oratorio di San Sebastiano avrà un filo diretto con i Musei San Domenico: in uno degli spazi a pian terreno del complesso museale sarà infatti esposto un quadro sconosciuto ai più, perché attualmente non fruibile al pubblico. Si tratta di La preghiera prima della cena del pittore olandese Braekeleer, un dipinto appartenente alla collezione Pedriali che ritrae una famiglia riunita attorno al tavolo in un momento di raccoglimento religioso. La cena è scarsa ma sacra. Anzi forse sacra perché scarsa. 


Qui, come in Repas Frugal di Picasso e nelle varie opere esposte in mostra, la natura morta è simbolo dell’uomo; non è né mero ornamento né esercizio di stile, ma oggetto il cui valore esistenziale non può passare inosservato. Il cibo è metonimia della condizione umana; in questo caso scarna, essenziale e disidratata fino all’unità. 

Di decorativo non c’è nulla; il cibo rappresentato dalla natura morta è prezioso elemento vitale, soprattutto se poco. Allora s’insinua un dubbio: che sia l’abbondanza a impigrire stomaci e menti, e la frugalità a sviluppare creatività e immaginazione?

 

Gli artisti chiamati a dare il loro contributo hanno realizzato un lavoro ad hoc o ripensato una delle loro opere che fosse necessariamente tridimensionale, in modo da indicare il passaggio da una natura morta prettamente pittorica a una scultorea. Secondo Marco Servadei “le installazioni imbandiscono le tavole e permettono una fruizione immediata da parte del pubblico”.

 

Elena Harmerski espone Sterili Nature; al frutto giallo aperto sulla tavola sono stati tolti i semi che poi sono stati sostituiti con equivalenti in piombo. Pesante e leggero, chiaro (il giallo del melone) e scuro (il nero del piombo) non sono contrari ma poli complementari che per reazioni chimiche si uniscono e danno origine a un’altra dimensione, così come a un’altra tonalità. 

Il titolo dell’opera indica come da elemento di nutrizione e di vita, il melone possa diventare inutile, o per lo meno, cambiare la sua funzione originaria, non senza creare stupore e straniamento. 

 

Lo sculture forlivese Ivo Gensini presenta un’opera in bronzo e ferro che ha avuto origine da una credenza popolare. In tempi di stenti, le famiglie usavano sfregare il pane, insipido e poco gustoso al palato, con un’aringa in modo da aggiungere un pò di sapore al cibo. 

Gensini esalta così lo stretto legame tra cibo e racconti, tra arte e narrazione; ha realizzato delle fette di pane in bronzo, appoggiate su un supporto essenziale, e un’aringa che pende da una ragnatela, simbolo a sua volta di un mondo che non esiste più, anzi, che esiste ancora, ma declinato in varianti moderne non meno drammatiche. 

 

Anche Luca Freschi partecipa a questa collettiva per cui espone Generatio 1953; l’opera rappresenta le mani di sua madre, l’una appoggiata all’altra in una condizione di calma e tranquillità, tipica di colui che ascolta senza fretta i discorsi di altri oratori. 

Le mani sono l’elemento di unione tra La preghiera prima della cena e l’acquaforte di Picasso; l’opera di Freschi rimanda sia al momento di raccoglimento dipinto dal pittore olandese, sia alle mani dello spagnolo, affusolate e anatomicamente nervose. 

Generatio 1953 è l’opera centrale di un trittico (o meglio di un doppio trittico perché composto anche dai calchi di ogni pezzo); a un estremo abbiamo la generazione rappresentata dalle mani della sorella di Freschi, mentre all’altro quella della nonna. Sono somiglianze di famiglia che, se da un lato sottolineano le diversità anatomiche tra una generazione e l’altra, dall’altra solidificano il legame sentimentale della medesima famiglia che vive nel tempo. 

 

Repas Frugal è buon vivere; entrambi significano non dare mai per scontato quello che si ha e mettersi all’opera affinchè si possa creare un qualcosa di nuovo, una nuova condizione sociale, così come un’opera d’arte. La mostra è un’occasione per avvicinarsi al cibo inteso come buon vivere: entrambi sono beni primari, l’uno inscindibile dall’altro. Buon Vivere d’altronde è anche arte nella sua volontà di mettere in dubbio lo stato attuale e di realizzare alternative e varianti. 

 

La mostra sarà aperta tutti i giorni dal 29 settembre al 6 ottobre, dalle ore 16,00 alle 22,30. Il sabato e la domenica l’orario d’apertura varierà come a seguire: 10,00 – 13,00 e 16,00 – 23,00 

 

Con opere di:

 

Matteo Babbi, Barbara Baroncini, Giulia Bassani, Alice Cesari, Martina Esposito, Jacopo Flamigni, Luca Freschi, Elena Hamerski, Matteo Lucca, Maria Paolini, Irene Predrin, Carlo Rivalta, Fabio Servadei Morgagni, Marco Servadei Morgagni. Inoltre parteciperanno anche gli artisti Tommaso Bressan, Oscar Dominguez, Ivo Gensini e Patrizia Giambi

 

 

Testo di Elena Dolcini